The Accidental Tourist

Una boccata d'aria frescaMi piace leggere Anne Tyler, perché mi rilassa, mi diverte, mi rende serena. Ogniqualvolta mi sento con l'acqua alla gola, ogniqualvolta vivo un periodo cupo e contrassegnato dal più tremendo dei malumori prendo in mano un libro scritto da Anne Tyler. Le sue storie, seppur mai troppo originali o sorprendenti, riescono a trasportami in un mondo parallelo, dove la vita viene vissuta con più leggerezza.

Le parole di Turista per caso scorrono velocemente e ogni capoverso cost

Una boccata d'aria frescaMi piace leggere Anne Tyler, perché mi rilassa, mi diverte, mi rende serena. Ogniqualvolta mi sento con l'acqua alla gola, ogniqualvolta vivo un periodo cupo e contrassegnato dal più tremendo dei malumori prendo in mano un libro scritto da Anne Tyler. Le sue storie, seppur mai troppo originali o sorprendenti, riescono a trasportami in un mondo parallelo, dove la vita viene vissuta con più leggerezza.Le parole di Turista per caso scorrono velocemente e ogni capoverso costituisce un passo verso una finestra aperta. Perché, se prima di iniziarne la lettura mi trovavo costretta in una piccola stanza buia e afosa, ogni capitolo mi permetteva di avvicinarmi sempre di più ad un'agognata boccata d'aria fresca. Questo libro è proprio da leggere così, "a pieni polmoni".La storia narrata, in verità, non può essere definita il punto forte del romanzo. Macon, come tutti i componenti della famiglia Leary, è ad un passo dall'essere affetto dal disturbo ossessivo compulsivo.Possiede un sistema, un metodo, per qualunque cosa, anche per ciò che apparentemente può sembrare insignificante. I sistemi lo rendono tranquillo, costituiscono le basi della sua quotidianità.Una tragedia, rappresentata dalla brutale morte del suo unico figlio, minaccia di rovinare il suo equilibrio messo in pericolo, tra le altre cose, dalla decisione di sua moglie Sarah di troncare il loro matrimonio.Inizia proprio così il libro della Tyler, a tragedia già avvenuta, mostrandoci Macon e Sarah come due persone stanche della loro situazione coniuguale. Ma è Sarah e non Macon, tra i due, ad aver perso la voglia di lottare per

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un matrimonio nel quale ormai non ha più la forza di credere.Macon, inizialmente, non la prende bene e cerca di reagire al dolore come solo un componente della famiglia Leary sa fare: creando inutili e assurdi sistemi. Un sistema per evitare di fare le scale, un sistema per sistemare la spesa nella dispensa, un sistema per lavare il bucato.Tra le cose che più ho apprezzato in questo romanzo vi sono, appunto, le particolareggiate descrizioni di tutti i sistemi che Macon crea, credendo fermamente che gli facilitino la vita e la rendano più confortevole, meno esrtanea ed estraniante. L'autrice li descrive così dettagliatamente quasi a voler convincere il lettore che, tutto sommato, una loro logica la possiedano pure.Interessanti e perché no, a loro modo anche divertenti, i discutibili metodi escogitati da Rose, la sorella di Macon, per portare avanti la casa e prendersi cura di tutti coloro che la circondano, come solo una vera chioccia sa fare.Anne Tyler, attraverso una scrittura fluida e leggera, e tramite qualche flashback sapientemente posizionato qua e là, riesce a fornire un profilo psicologico molto dettagliato di ogni personaggio, senza tralasciare i personaggi secondari.Che si trattasse di un'autrice brava e dannatamente competente, d'altronde, me ne ero già accorta leggendo Una donna diversa (il cui titolo italiano non assomiglia nemmeno vagamente a quello originale, senza dubbio più azzeccato: Looking for Jacob), libro letto diverso tempo fa ma del quale conservo un grazioso ricordo.L'unica pecca di questo romanzo, altrimenti davvero molto bello, è la traduzione che ne è stata fatta dall'inglese all'italiano. Tantissimi, troppi ed eclatanti errori, uniti alle parecchie imprecisioni e ai termini in disuso ne rendono fastidiosa la lettura. Si tratta di un'opera del 1985, tradotta solamente un anno dopo dalla sua pubblicazione negli Stati Uniti d'America e quindi è forse imputabile a questo l'utilizzo di termini arcaici, vintage, demodè. Probabilmente, però, nemmeno nel 1985 si usava più la parola italiana "paltò" come traduzione di un semplicissimo "coat"(cappotto).

Recensione presente anche sul mio blog: Recensione di Turista per caso

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Category: Review

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