Quiet Chaos

Deve essere dura, essere quarantenni. Non lo so di persona, essendoci ancora piuttosto lontana, ma suppongo proprio di sì. Lavoro, famiglia, cavoli vari... un bel calvario, non c'è che dire. Ma per fortuna esiste una cosa chiamata "tempo libero" che si compone anche di libri come "Caos calmo". Libri che sembrano fatti apposta proprio per togliere pesi dalle spalle dei poveri quarantenni di cui sopra; e badate bene, non è esattamente un complimento...

Come ogni buona recensione che si rispetti, pa

Deve essere dura, essere quarantenni. Non lo so di persona, essendoci ancora piuttosto lontana, ma suppongo proprio di sì. Lavoro, famiglia, cavoli vari... un bel calvario, non c'è che dire. Ma per fortuna esiste una cosa chiamata "tempo libero" che si compone anche di libri come "Caos calmo". Libri che sembrano fatti apposta proprio per togliere pesi dalle spalle dei poveri quarantenni di cui sopra; e badate bene, non è esattamente un complimento...Come ogni buona recensione che si rispetti, partirò dalla trama, che si distingue particolarmente per il suo realismo estremo - roba che, a leggerla, Giovanni Verga si sarebbe mangiato le mani per non essere stato capace di fare di meglio. Il nostro protagonista si chiama Pietro Paladini, e a dispetto del cognome buffo (caratteristica che hanno anche gli altri personaggi) è in realtà una specie di manager di un'azienda - anche se al momento le circostanze non sono le migliori. Un giorno d'estate, al mare con il fratello, l'inizio della fine: due donne stanno annegando, mentre i rispettivi mariti sembrano dedicarsi a tutto meno che a salvarle. Altro che Baywatch: questo è un lavoro per un manager sfigato e uno stilista tossicodipendente! Non a caso i due quasi muoiono nell'impresa... ma il peggio deve ancora venire. Proprio in quei precisi momenti, quasi a farlo apposta, la promessa sposa di Pietro, Lara - madre della loro figlia, Claudia - pensa bene di avere un aneurisma dell'aorta, naturalmente sotto gli occhi della bambina. Per Lara non ci sarà nulla da fare. Le reazioni della tragedia di Claudia e Pietro sono decisamente plausibili (su, Giovanni, non piangere...): la prima non mostrerà il benché minimo segno di cedimento, ed il secondo deciderà di non muoversi più dal parcheggio della scuola della bambina. Credibilissima anche la reazione dei suoi superiori: non solo non lo licenzieranno perché non si è presentato al lavoro, ma addirittura verranno al parco dove staziona, parlandogli tra l'altro di delicati fatti personali e aziendali.

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Addirittura alcuni vengono da altri stati soltanto per vederlo - a chi non è mai successo? E non sono nemmeno i soli, visto che un sacco di gente - invece di chiamare la polizia, e magari un centro di salute mentale - si degna di far visita al nostro Paladini. Persino la donna che ha salvato non resisterà, ed il tutto si concluderà con una sana ed utilissima alla storia scena di sesso - sì, quella di cui si è tanto chiacchierato per il film. Ma alla fine la piccola Claudia sarà l'unica a far avere a Pietro l'epifania: forse, ma solo forse, non è stata una grande idea chiudersi in macchina davanti alla scuola elementare, senza praticamente muoversi...Commuovente, questa trama, non trovate? Ma una buona trama non sarebbe nulla senza un buono stile di scrittura e, soprattutto, dei buoni personaggi, e per fortuna "Caos calmo" ha l'uno e gli altri. Per quanto riguarda lo stile di scrittura, ci troviamo di fronte ad un uso della lingua italiana raffinatissimo, degno dell'Accademia della Crusca, con l'uso di parole assolutamente comuni, la tendenza alla digressione assassina e i pareri personali dell'autore che vengono detti dalla voce narrante. Proprio quello che si cerca in un buon libro. Per non parlare poi delle frasi che si prestano a diventare aforismi, che tanto devono per sostanza ed organicità ad un certo Paolo Coelho, vere chicche...E i personaggi? Ohhhh, non parliamo dei personaggi. Come si sarà potuto già intuire dalla trama sono credibili e allo stesso tempo originali, veramente rivoluzionari. Insomma: chi l'avrebbe mai detto che la maestra della scuola elementare è una mezza fallita? Chi l'avrebbe mai detto che la starletta l'ha data a tutti per finire dove è? Chi l'avrebbe mai detto che il pezzo grosso dell'azienda è in realtà uno squalo che sacrifica perfino i suoi migliori amici? Che sorpresa! Questa sì che si chiama introspezione psicologica... mica come quei personaggi stereotipati che riprendono luoghi comuni a tutto spiano, eh?

Ancora una volta, l'istituzione del Premio Strega si dimostra per quello che è: una giuria che premia la qualità, e non la quantità. Commuovente, non credete? In un mondo dove prevale solamente l'aspetto economico, finalmente un libro che si merita veramente il successo ottenuto, e che vale la pena di essere letto, e riletto. Sta poi a voi leggerlo per farsi due risate o leggerlo per cercarci dei contenuti.. ammesso poi che li troviate, beninteso.

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Category: Review

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